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Direttiva sulla risoluzione delle crisi bancarie

17/06/2014

Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 12 giugno 2014 (L 173) è stata pubblicata la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 maggio 2014 che armonizza le procedure per la risoluzione delle crisi degli enti creditizi o delle imprese di investimento. La novità principale della direttiva è l’introduzione del principio secondo cui, al fine di limitare l’impatto sui bilanci pubblici degli interventi per il salvataggio delle banche in difficoltà (bail-out), la copertura delle perdite è affidata in primo luogo agli azionisti, agli obbligazionisti e ai creditori delle stesse (bail-in).

La direttiva prevede che ogni ente prepari e tenga aggiornato, in via preventiva, un piano di risanamento, sottoposto alla valutazione dell’autorità competente, che indichi le misure che l’ente sarà tenuto a prendere per ripristinare la sua situazione finanziaria a seguito di un eventuale deterioramento significativo.

La procedura di risoluzione viene avviata quando un’autorità competente, previa consultazione dell’autorità di risoluzione, determina che l’ente è in dissesto o a rischio di dissesto. Un ente è considerato tale quando viola i requisiti per il mantenimento dell’autorizzazione (o è probabile che li violi in un prossimo futuro); quando le sue attività sono inferiori alle passività (o è probabile che lo siano in un prossimo futuro); quando non è in grado di pagare i propri debiti in scadenza (o è probabile che non li sia in un prossimo futuro); quando necessita di un sostegno finanziario pubblico straordinario (tranne casi specifici individuati dalla direttiva).

Tra i principi che governano la risoluzione vi sono: che azionisti e creditori sostengano una quota adeguata delle perdite (gli azionisti sostengono le perdite per primi e i creditori le sostengano dopo gli azionisti, purché nessun creditore subisca perdite superiori a quelle che avrebbe subito se l’ente fosse stato liquidato con procedura ordinaria di insolvenza); che gli organi di amministrazione e la direzione della banca vengano in linea di massima sostituiti; che i costi della risoluzione siano ridotti al minimo; che i creditori della stessa categoria ricevano pari trattamento; che i depositi protetti siano interamente salvaguardati.

Gli strumenti di risoluzione, che possono essere utilizzati individualmente o in combinazione tra loro, sono:

- la vendita dell’attività d’impresa;

- la costituzione di un ente-ponte, cioè la cessione di tutte le attività, i diritti e le passività o di parte di essi a un ente interamente o parzialmente di proprietà di un’autorità pubblica;

- la separazione delle attività non in sofferenza dell’ente da quelle deteriorate o in sofferenza;

- il bail-in (svalutazione e conversione dei titoli) degli azionisti e dei creditori dell’ente. In particolare, azionisti e creditori partecipano al piano di ristrutturazione fino a un limite massimo dell’8 per cento delle passività della banca, e secondo una precisa gerarchia di intervento (azionisti, obbligazionisti junior, obbligazionisti senior e titolari di depositi oltre i 100.000 euro). Sono esclusi in ogni caso dal bail-in i depositi sotto la soglia dei 100.000 euro, le passività garantite e quelle nei confronti dei dipendenti per retribuzioni e pensioni.

Nel caso in cui i fondi forniti da azionisti, obbligazionisti e creditori non siano sufficienti, è previsto il ricorso al fondo unico di risoluzione per un ammontare fino al 5% delle passività della banca in crisi.

Gli Stati membri devono recepire la direttiva entro il 31 dicembre 2014. In parallelo è stato approvato un regolamento (non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) che istituisce un sistema centralizzato a livello europeo per la gestione delle crisi bancarie. Il regolamento sarà direttamente applicabile; il suo ambito di applicazione comprenderà gli Stati membri “partecipanti”, cioè quelli la cui moneta è l’euro, e gli Stati membri non partecipanti che abbiano instaurato una cooperazione stretta con la BCE ai sensi dell’articolo 7 del regolamento (UE) n. 1024/2013 sul meccanismo unico di vigilanza.

 

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