NOTE E STUDI E APPROFONDIMENTI

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  • 03/12/2014

    Assonime ed Emittenti Titoli pubblicano il XIV Rapporto sulla corporate governance di Piazza Affari. La trasparenza delle società quotate sui sistemi di corporate governance si conferma elevata. Le informazioni fornite agli investitori sono di buona qualità e di notevole dettaglio. Vengono evidenziate con chiarezza anche le situazioni non di best practice, consentendo agli azionisti e agli investitori di valutare il funzionamento delle società quotate ed effettuare scelte di investimento più consapevoli.

    Fin dal primo anno di applicazione del Codice di autodisciplina delle società quotate, i Rapporti Assonime-Emittenti Titoli hanno analizzato le Relazioni con cui i CdA delle società forniscono informazioni sul proprio sistema di corporate governance. L’indagine 2014 copre tutte le 230 società italiane, quotate al 31 dicembre 2013, le cui Relazioni erano disponibili al 15 luglio 2014.

    La PRIMA PARTE DEL RAPPORTO analizza le informazioni sull’applicazione del Codice, nell’edizione approvata dal Comitato per la Corporate Governance a dicembre 2011. Il 93% delle società dichiara di aderire al Codice. È evidente lo sforzo compiuto dagli emittenti sia nel fornire informazioni sul proprio modello di governance, sia nell’adeguarlo alle disposizioni del Codice.

    Le Relazioni sono, in genere, sufficientemente complete e facilmente leggibili. Informazioni di base su composizione e funzionamento di CdA, collegi sindacali e comitati, frequenza delle riunioni e partecipazione delle singole persone sono disponibili sempre o quasi sempre.

    Il numero medio di componenti del CdA varia secondo la dimensione (da un minimo di 8,5 presso le Small Cap a un massimo di 11,9 nel FTSE Mib) e il settore (14,7 nelle società finanziarie, 9,3 nelle altre). La numerosità dei componenti del CdA è in lieve calo, dovuto soprattutto a una riduzione del numero di consiglieri nel settore finanziario (da 15,6 nel 2011 a 14,7 nel 2014). La frequenza media delle riunioni è in lieve diminuzione (10,2 riunioni/anno, contro 10,7 nel 2013). La durata media delle riunioni è pari a poco più di due ore, con notevoli variazioni secondo la dimensione della società e del settore di appartenenza. L’impegno mediamente richiesto ai consiglieri per la presenza alle riunioni del CdA è pari a 24 ore/anno, l’impegno richiesto ai sindaci per la presenza alle riunioni del collegio sindacale è pari a 32 ore/anno.

     

    La SECONDA PARTE DEL RAPPORTO contiene due sezioni monografiche:

     

    a) REMUNERAZIONE DEGLI AMMINISTRATORI E DEI SINDACI. Il livello delle informazioni contenute nelle “Relazioni sulla remunerazione” pubblicate nel 2014, è, in molti casi, di best practice: non sono molti i Paesi dove sono disponibili informazioni di uguale profondità su base individuale, soprattutto sulle remunerazioni effettivamente corrisposte. Sussistono ancora alcune aree di miglioramento: per la parte ex ante si tratta soprattutto di individuare in modo più esplicito l’orientamento consiliare riguardo a particolari aspetti della remuneration policy; per quella ex post, di applicare con maggior precisione talune disposizioni di dettaglio.

    Gli amministratori delegati percepiscono una remunerazione cash media pari a 846 mila €, i presidenti pari a 491 mila €, gli altri esecutivi pari a 499 mila €, i non esecutivi non indipendenti pari a 76 mila €, gli indipendenti pari a 54 mila €. Il compenso degli indipendenti varia dai circa 100 mila € nelle società del FTSE MIB ai 30 mila € delle Small Cap, ed è doppio nelle finanziarie (93 mila €) rispetto alle non finanziarie (46 mila €).

    Gli AD delle società del FTSE Mib ricevono mediamente compensi non-equity pari a circa 2 milioni di €. Solo (14) AD beneficiari di piani stock-based “spesati” nell’anno di riferimento, percepiscono compensi equity pari a 1,5 milioni di €.

     

    b) APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO COMPLY-OR-EXPLAIN. Nel 71% dei casi le società che non aderiscono al Codice ne comunicano la motivazione o affermano che il sistema di corporate governance adottato è complessivamente in linea con i principi in esso enunciati, con le best practice nazionali o, eventualmente, con le raccomandazioni formulate dalle Autorità di Vigilanza. La mancata adesione al Codice è generalmente ricondotta alle caratteristiche della società (in particolare alla dimensione o alla struttura) o alla composizione dell’azionariato.

    In generale, la qualità delle spiegazioni è buona ma potrà essere migliorata l’anno prossimo anche alla luce della nuovo Codice di Autodisciplina del luglio 2014 che, recependo la Raccomandazione della Commissione Europea sul “comply or explain”, richiede alle società quotate un ancor più elevato livello di disclosure.

    Tra i dati contenuti in questa parte del rapporto:

    • solo il 21% del listino (48 emittenti) non effettua attività di autovalutazione del CdA; la  motivazione è individuabile in circa metà di tali casi;

    • è raro che le società non seguano le raccomandazioni del Codice in materia di composizione del CdA (ciò accade in 21 casi, pari a meno del 10% del totale, in cui, peraltro, la disclosure delle ragioni è rara);

    • l’intenzione di disapplicare uno o più dei criteri proposti dal Codice per valutare l’indipendenza degli amministratori è comunicata raramente ed è accompagnata quasi sempre dalla spiegazione delle ragioni;

    • il comitato per le remunerazioni e il comitato controllo e rischi sono costituiti in circa il 90% dei casi; il comitato per le nomine è stato costituito da poco meno di metà delle società (spesso unificato con il comitato per le remunerazioni); la giustificazione della mancata istituzione di un comitato è presente quasi sempre;

    • l’esistenza di una componente variabile legata ai risultati aziendali è comunicata nel 76% dei casi; la motivazione della non comunicazione è individuabile in circa metà dei casi;

    • la comunicazione dell’esistenza di limiti espliciti, determinati ex ante, alle indennità di fine carica avviene nel 25% dei casi: dove tali limiti non sono riscontrabili, la motivazione è fornita nel 46% dei casi e sovente è collegata al fatto che la policy non prevede la stipula di tali accordi.

     

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