Le recenti pronunce in materia di responsabilità amministrativa degli enti consolidano e rafforzano l'orientamento giurisprudenziale che individua nella colpa di organizzazione il fondamento della responsabilità da reato dell'impresa, attribuendo all'efficace attuazione del modello organizzativo un ruolo centrale ai fini dell'esonero da responsabilità dell'ente.
I provvedimenti esaminati in questo numero della rassegna ricostruiscono la colpa di organizzazione come violazione del dovere di adottare cautele organizzative e presìdi di controllo interno idonei a prevenire la commissione di reati, collocandola nell'alveo della colpa specifica. Da tale impostazione, discendono rilevanti corollari, tanto sul piano dell'esercizio dell'azione penale quanto su quello della valutazione giudiziale dell'idoneità del modello.
Il documento, inoltre, si sofferma sulla funzione del modello organizzativo nel più ampio sistema di prevenzione e gestione dei rischi aziendali, valorizzando altri presìdi organizzativi già presenti nell'impresa, quali il documento di valutazione dei rischi, le certificazioni e i protocolli in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Viene, infine, affrontato il tema del ruolo del modello organizzativo quale strumento di garanzia della trasparenza dei processi e della legalità non solo all'interno dell'impresa, ma anche lungo l'intera filiera produttiva. È noto, in tal senso, il filone di indagini della Procura di Milano che ha condotto all'amministrazione giudiziaria di importanti imprese del settore moda e alla stipula di un apposito protocollo presso il Tribunale di Milano. Pur ravvisando una criticità nell'uso delle misure preventive del Codice Antimafia per orientare le imprese verso condotte etiche e responsabili in chiave ESG, va segnalato come i provvedimenti esaminati individuino nel modello 231 lo strumento principale di una strategia preventiva efficace a tutela dei diritti umani e dell'ambiente nella filiera.