Assonime pubblica l'articolo che il Direttore Generale Stefano Micossi ha scritto per il sito InPiù.
L'Ue dovrebbe impegnarsi a mantenere una direzione comune con il Regno Unito
Da dopodomani, sabato primo febbraio, il Regno Unito sarà fuori dall'Unione europea. Il gran sollievo per la fine del tormentone apertosi con il referendum di Cameron, nel giugno del 2016, si è sciolto; ma non si può nascondere il dispiacere e disconoscere il danno che questo farà all'immagine e alla capacità d'influenza nel mondo dell'Unione. Il premier Johnson ha reso chiara l'intenzione di terminare la fase transitoria e chiudere il negoziato sulle relazioni future tra il Regno Unito e l'Ue entro la fine di quest'anno e bisogna credergli, anche se il tempo è troppo corto per chiudere tutti i dossier dettagliati del nuovo rapporto commerciale, economico e politico. Credo, però, che ci voglia da parte europeo coraggio e lungimiranza, abbandonando l'impostazione del negoziato sul Trattato per l'uscita e puntando con decisione a un accordo di tariffe zero sul commercio dei beni e su un quadro che semplifichi e faciliti il riconoscimento dell'equivalenza delle regole per i servizi, inclusi i servizi finanziari. Puntando a convincere il Regno Unito a non abbracciare una politica di concorrenza regolamentare aggressiva.
L'idea di qualcuno a Bruxelles di riaprire la questione della libera circolazione dei lavoratori per mantenere l'equivalenza degli standard produttivi e delle regole del mercato interno è poco saggia, ma si possono negoziare specifiche facilitazioni reciproche per gli studenti e i lavoratori con certe caratteristiche. Specifici accordi dovrebbero regolare la cooperazione nella ricerca, dove abbiamo interesse a continuare ad accedere alle molte eccellenze del sistema inglese, e la continuazione dei contributi inglesi ai programmi europei di ricerca. Nella politica estera e di difesa si può costruire sugli accordi già esistenti in ambito Pesc e cooperazione strutturata, dando per quanto possibile continuità a quel che abbiamo già accettato di condividere. Dobbiamo, soprattutto, saper guardare al Regno Unito come non solo un partner strategico, ma un amico stretto, che ha deciso di camminare da solo, ma che dobbiamo convincere a mantenere una direzione comune in molti campi cruciali per noi come per loro.