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  • 09/10/2020

    ​​​​​​Assonime pubblica l'articolo che il Direttore Generale Stefano Micossi ha scritto per il sito InPiù.

    Ha persino scommesso sul fallimento di Hertz, ma i nodi stanno venendo al pettine

    Era già successo, se vi ricordate, ai tempi dello IOR di monsignor Marcinkus. Gli amministratori delle finanze vaticane avevano perso un sacco di soldi scommettendo in derivati (su titoli turchi, se non ricordo male), su consiglio di avventurosi finanzieri che non avrebbero dovuto frequentare (tra cui il finanziere Sindona, poi accertato mafioso). Ora ci risiamo. Viene fuori che il Segretariato di Stato ha investito somme consistenti per scommettere che Hertz non sarebbe fallita entro il mese di aprile di quest'anno. Sono stati fortunati: Hertz è fallita in maggio e hanno guadagnato. Altri investimenti discutibili riguardano l'oramai arcinota operazione in edifici di lusso londinesi, e operazioni di securitizzazione di fatture degli ospedali vaticani verso lo stato italiano. È comparsa anche un'ineffabile signora che gestiva operazioni nei Balcani con un mandato fiduciario del cardinale Becciu (sic!), nell'ambito del quale si era anche comperata una poltrona per casa sua.

     

    La ragione di fondo dietro questi comportamenti è naturalmente la pressione sulle finanze vaticane legata al calo strutturale delle entrate. Ma il problema è stato reso acuto dalla mancanza di trasparenza della Curia, spesso anche malamente coinvolta in movimenti finanziari poco trasparenti con un milieu politico e finanziario romano poco raccomandabile (ricordate i conti segreti il cui accesso consentiva di spostare soldi del generone romano fuori dell'Italia, lontani dagli occhi del fisco?). Né si può trascurare che il Vaticano resta nella black list della Banca d'Italia dei paradisi non trasparenti. Chi ha provato a fare chiarezza è stato diffamato e poi allontanato, come il banchiere Gotti Tedeschi, o addirittura accusato di reati infamanti dai quali ha impiegato anni a scagionarsi (il cardinale Pell). Credo che tutto questo sia arrivato al capolinea, grazie a Papa Francesco – che già da tempo si interrogava sui motivi per cui il Vaticano dovesse possedere una banca. Ma certo, possono derivarne danni permanenti alla disponibilità dei fedeli di contribuire alle casse vaticane.

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