IN PIU'

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  • 28/10/2019

    ​​​​​Assonime pubblica l'articolo che il Direttore Generale Stefano Micossi ha scritto per il sito InPiù.

    L'addio di Draghi alla Bce

    A fine settimana Mario Draghi lascia la presidenza della Bce, dove era arrivato nel novembre del 2011 provenendo dal vertice della Banca d'Italia. Il suo mandato verrà ricordato per il salvataggio dell'euro, con il famoso discorso del "whatever it takes", nel luglio 2012, e per l'avvio delle politiche non convenzionali anche in Europa, qualche anno dopo la Federal Reserve e la Bank of England. Il primo intervento fu in realtà un magistrale bluff, perché gli interventi a sostegno dei titoli di un singolo paese erano soggetti a condizioni irrealizzabili; ma il mercato ci credette e l'euro fu salvo. Quanto alle politiche non convenzionali – acquisto di titoli pubblici e poi anche privati da parte della Bce, tassi negativi, prestiti alle banche con forti incentivi a prestare all'economia reale, e forward guidance sull'evoluzione futura della politica monetaria – l'abilità di Draghi e' stata di vincere le resistenze dei colleghi del Governing Council, che erano abituati a pensare la politica monetaria come passiva di fronte all'evoluzione dell'inflazione (purché questa restasse sotto il 2%) e del ciclo. I due interventi mostrarono al mondo che la Bce possedeva nel suo statuto l'armamentario completo delle altre banche centrali. Con il passare del tempo è diventato sempre più evidente che il vero handicap delle politiche macroeconomiche europee sta nella difficoltà di usare lo strumento fiscale, sia come collettivo da autorità di bilancio nazionale, sia per la mancanza di una vera capacità fiscale europea.

     

    Con le ultime mosse, Draghi ha lanciato la sfida suprema alle autorità fiscali tedesche: o cambiate o dovrete vivere con tassi d'interesse sotto le scarpe a tempo indeterminato. Se il sistema finanziario andrà a gambe all'aria, problema vostro. Il risultato è che il consenso che aveva sorretto l'azione di Draghi anche in Germania si è incrinato. In quel paese ora Draghi è il nemico pubblico numero uno dei risparmiatori. Quel che nessuno ha spiegato a quei risparmiatori è che al fondo i bassi tassi sono il riflesso del patologico eccesso di risparmio tedesco. Ora, dopo otto anni di  sfide quasi sovrumane, affrontate con abilità e fermezza straordinarie, Draghi può tornare alla vita privata. Non credo che condivida l'ansia tutta italiana di sapere che farà dopo (chiedete a mia moglie, ha detto ai giornalisti: vuol dire che per un bel po' penserà a riprendere fiato).

     

    Il suo successore alla Bce, la signora Lagarde, avrà tempo per acclimatarsi: perché è chiaro che le politiche lasciatele in eredità non muteranno nel futuro prossimo. Dunque potrà dedicarsi utilmente a convincere Germania e paesi 'core' a mutare le politiche interne (non solo di bilancio) per espandere la domanda aggregata. Ne va della sopravvivenza dell'euro, anche se i tassi d'interesse super-bassi allontanano possibili crisi in un futuro distante.

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