Assonime pubblica l'articolo che il Direttore Generale Stefano Micossi ha scritto per il sito InPiù.
Iva a parte, nulla sul debito, quasi nulla per la crescita, cattive notizie (fiscali) per le imprese e retromarcia sulle privatizzazioni
Giunge in dirittura di arrivo la legge di bilancio 2020 (almeno nominalmente copre anche il 2021 e il 2022, ma questa è una fake news, dato che tra un anno tutto sarà di nuovo in questione). La discussione, come sempre al calor bianco, si è concentrata su minuzie - spiccano quelle sulla cannabis light e quella sugli assorbenti riciclabili - perché ogni margine significativo di manovra è stato prosciugato dalla decisione di non aumentare l'Iva, nemmeno attraverso parziali rimodulazioni. La cancellazione della cd. clausola di salvaguardia, che rifletteva passate spese senza copertura (tra cui il reddito di cittadinanza e Quota Cento), è stata finanziata in gran parte attraverso l'aumento del disavanzo (16 miliardi su 23); e si sono dovute trovare coperture per altri 7 miliardi di maggiori spese o minori entrate.
La credibilità dell'obbiettivo di stabilizzazione del rapporto debito/Pil è nulla. Per le imprese, la manovra è una cattiva notizia, perché manca una vera strategia per la crescita, mentre la moltiplicazione dei provvedimenti cela un aumento degli oneri fiscali complessivi, conferma l'instabilità del nostro sistema fiscale (che impedisce ogni programmazione degli investimenti), restringe la liquidità e stanzia briciole per la riduzione del costo del lavoro. Il balletto degli incentivi su iper e super-ammortamenti (fortemente depotenziati dal governo precedente e ora ripristinati, ma trasformati in crediti d'imposta) e la reintroduzione dell'Ace (in luogo della mini-Ires voluta dallo scorso governo) confermano lo stato confusionale della politica sui temi della crescita.
La ciliegina sulla torta è la nuova norma penale tesa a contrastare l'evasione, che rende applicabile l'istituto del sequestro cautelare "per sproporzione" dei beni del tax manager anche per la dichiarazione "infedele" (oltre che per quella fraudolenta), eliminando le soglie di tolleranza in modo da colpire anche violazioni di minore ammontare. Si tratta, come è evidente, di norme tese a impressionare l'opinione pubblica, nel momento in cui si è rinunciato a combattere seriamente l'evasione di massa, che è la vera caratteristica del nostro paese.
Intanto, degli interventi di privatizzazione annunciati del precedente governo non c'è più traccia, mentre si rafforza la tendenza a scaricare sui contribuenti il costo delle grandi crisi aziendali di Alitalia e Ilva, che intanto vanno a fondo per l'incapacità di accettare i costi occupazionali. Dopo tutte le passate promesse, è prevalsa la linea di salvare la Popolare di Bari con risorse pubbliche; probabilmente, dovremo anche rimborsare gli azionisti (che sono quasi 70mila, troppi voti per lasciarli al loro destino) e i portatori di obbligazioni subordinate, che naturalmente erano tutti inconsapevoli dei rischi assunti. La presenza in bilancio di clausole di salvaguardia per 19 miliardi nel 2021 e per 25 nel 2022 garantisce che le prossime leggi finanziarie di questo governo, dovesse mai durare, non saranno meglio del "pasticciaccio brutto" di quest'anno.