LA VOCE DEL DIRETTORE

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  • 14/10/2021

    Assonime pubblica l'articolo che il Direttore Generale Stefano Micossi ha scritto per il sito InPiù.

    Appare troppo ambizioso e costoso il percorso indicato da "Fit for 55"

    Spesse nubi si addensano sul pacchetto ambientale europeo "Fit for 55", man mano che ne divengono noti i contenuti al grande pubblico. I punti più caldi riguardano la proposta di interdire dal 2035 la vendita di veicoli con motore a combustione interna, che si vogliono integralmente sostituire con motori elettrici (che oggi sono una piccolissima quota del totale). Non vi sono valutazioni attendibili dell'impatto sulle strutture produttive, e molti contestano l'unilateralità della scelta tecnologica. Gli obbiettivi di efficienza energetica non possono evitare di affrontare la questione del nucleare, nella quale la Francia guida uno schieramento di 13 Paesi che sostengono che il nucleare è più verde, meno costoso e, non secondario, molto meno dipendente dalla Russia (accresciuta dalla sciagurata iniziativa tedesca per il gasdotto North Stream 2). Mentre gli impegni di produzione di energia attraverso le fonti rinnovabili appaiono quantomeno sovradimensionati, se non del tutto irrealistici. L'estensione del meccanismo degli Ets ai trasporti e agli edifici comporta elevati costi diffusi. I notevoli costi sociali della transizione energetica si vorrebbero compensare con un nuovo fondo sociale al quale trasferire una quota delle maggiori entrate dalla vendita di Ets.

     

    Ma questo implicherebbe inevitabilmente anche un trasferimento dai Paesi più ricchi a quelli meno ricchi; i primi chiedono più soldi, i secondi si oppongono al nuovo fondo. Infine, il controverso schema di carbon adjustment alla frontiera (Cbam) appare di difficile applicazione e comunque non facilmente conciliabile con le regole del Wto. C'è da chiedersi se il piatto non sia un po' troppo pieno. Avanzare si deve, ma riuscire a farlo contemporaneamente su tutti questi fronti nei tempi previsti appare uno sforzo erculeo. Sarà interessante vedere quanti ercolini si troveranno in seno al Consiglio europeo, tenuto anche conto degli interessi divergenti dei Paesi membri.

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