LA VOCE DEL DIRETTORE

A cura di:

  • 17/04/2020

    ​​​​​​​​​​​​​Assonime pubblica l'articolo che il Direttore Generale Stefano Micossi ha scritto per il sito InPiù.

    Ci sono le condizioni per un buon accordo: non sprechiamole rischiando il precipizio

    Come già in passato, le tensioni politiche interne stanno portando l’Italia sull’orlo del precipizio finanziario. Il termometro dello spread lo segnala, ballando ben sopra i 200 punti base. Il problema è che ancora una volta la maggioranza e il sistema politico si dividono malamente sul rapporto con l’Europa, facendo balenare lo scenario della rottura (“se non ci ascoltano, faremo da soli”) in un momento di fragilità finanziaria estrema. L’oggetto del contendere sono i coronabond e le condizioni di utilizzo del Mes, il fondo salva stati. I coronabond non si capisce bene cosa sono, non c’è una vera proposta italiana. Quel che è certo è che l’Unione europea si prepara ad annunciare un Fondo di grandi dimensioni per sostenere investimenti comuni per la ripresa; il Fondo sarà finanziato attraverso un significativo incremento del tetto delle risorse proprie del bilancio pluriennale, fino al 2% del Pil dell’Ue, emettendo titoli per la differenza tra il tetto delle risorse e quello delle spese. Stiamo parlando dello 0,8% del Pil dell’Ue all’anno di indebitamento comune per 7 anni, ovvero diverse centinaia di miliardi.

    Quanto al Mes, la condizionalità è oramai eliminata, l’unico vincolo è quello di spendere i soldi per l’emergenza sanitaria; possiamo chiedere di allungare la scadenza fino a 30-40 anni e l’otterremo senza troppe difficoltà. Già il comunicato dell’Eurogruppo aveva chiarito che il ricorso al meccanismo è aperto a tutti, cercando in tal modo di eliminare ogni stigma. A quanto ne so, il Consiglio europeo si prepara a rafforzare questo messaggio. Come si vede, esiste una base negoziale che può dare piena soddisfazione al governo italiano. Le altre cancellerie sono ben disposte, vogliono un accordo che rimetta le tensioni finanziarie nel cassetto e porti l’Italia fuori dal difficile guado. Ma per tranquillizzare i mercati bisogna dissolvere ogni impressione che l’Italia pensi a rompere, o non riesca a trovare un consenso sufficiente all’interno per sottoscrivere il buon accordo che si prospetta al Consiglio europeo.

     

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