POSITION PAPERS

A cura di:

  • 22/07/2021

    EuropeanIssuers (EI), con la collaborazione di Assonime, ha risposto alla consultazione della Commissione europea sulla proposta di direttiva relativa alla pubblicazione delle informazioni sulla sostenibilità delle imprese ("CSRD"). Nella sua risposta EI ha sollevato alcune perplessità sul quadro normativo proposto che sembra essere troppo prescrittivo e non considera adeguatamente gli elevati costi e le ricadute in termini di competitività per le imprese UE.

    In primo luogo, suscita preoccupazione l'estensione del campo di applicazione della CSRD alle PMI quotate e a tutte le grandi imprese. EI pertanto suggerisce di:

    • escludere le PMI quotate dagli obblighi di reporting, poiché questi comporterebbero costi eccessivi per le PMI;
    • applicare in modo graduale gli obblighi di reporting alle grandi imprese con un numero di lavoratori compreso tra i 250 e i 500 poiché, essendo attualmente escluse dalla NFRD, sarebbero soggette per la prima volta a tali obblighi di rendicontazione.

    EI ritiene, inoltre, che anche le grandi imprese extra-UE non quotate dovrebbero essere ricomprese nel campo di applicazione della direttiva in modo da garantire un'equa concorrenza con le imprese UE.

    In secondo luogo, contrariamente a quanto previsto dalla proposta, EI raccomanda di mantenere la flessibilità sul tipo di documento nel quale inserire le informazioni non finanziarie, lasciando la libertà di scegliere tra l'inserimento nella relazione di gestione o l'inserimento in un documento separato.

    Per quel che riguarda l'assurance, l'associazione sottolinea come un passaggio automatico dalla "limited assurance" alla "reasonable assurance" sia prematuro. Inoltre, chiede di imporre agli Stati membri di prevedere che l'assurance possa essere effettuata sia dai revisori contabili che dai fornitori di servizi indipendenti.

    Infine, EI chiede che venga assicurata la convergenza degli standards europei con le iniziative internazionali, e suggerisce di non imporre l'obbligatorietà degli standard europei, ma di consentire alle imprese europee che operano a livello globale di applicare standards internazionali riconosciuti.

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