POSITION PAPERS

A cura di:

  • 22/09/2025

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    Da decenni il capitalismo familiare è la spina dorsale dell'economia italiana. Ma con il passaggio di testimone dai fondatori alle nuove generazioni, la natura della leadership sta cambiando. I più giovani sono meno attratti dal modello dell'uomo solo al comando e più inclini a condividere responsabilità, valorizzando la collegialità e i rapporti con gli stakeholder. Sono anche più consapevoli dei rischi (shock geopolitici, disruption tecnologica, sfide ambientali, pandemie) che nessun singolo leader può gestire da solo. Per loro, la governance non è un vincolo, ma uno strumento per rendere l'impresa più resiliente e capace di attrarre risorse e competenze.

    Questo cambio generazionale spiega la crescente domanda di principi chiari a sostegno dei passaggi di consegne, capaci di rafforzare la trasparenza e la capacità di affrontare in modo strategico rischi e opportunità. Le società quotate da tempo si affidano a codici di autodisciplina dettagliati. Per l'universo delle imprese familiari non quotate, un codice di autoregolamentazione può fare la differenza tra una transizione ordinata e un processo caotico e distruttivo.

    Frutto del lavoro congiunto di Assonime, AIDAF, Corporate Governance Lab di SDA Bocconi School of Management e Cattedra AIDAF-EY di Strategia delle Imprese Familiari in memoria di Alberto Falck di Università Bocconi, il nuovo Codice di autodisciplina “Principi per il Governo delle società non quotate a controllo familiare", è stato presentato il 22 settembre in SDA Bocconi School of Management. 

    Il codice aggiorna, riscrivendolo quasi completamente, quello del 2017, rendendolo molto più agile — 14 pagine contro le quasi 40 della versione precedente. E' articolato in Principi che le imprese che aderiscono al codice si impegnano ad adottare e Linee guida non vincolanti.  L'obiettivo è la fruibilità: meno didascalico, perché le aziende familiari hanno raggiunto un livello di consapevolezza superiore, e più tecnico, pensato per essere adottato sia dalle imprese grandi sia da quelle di media dimensione. La chiarezza si accompagna a un principio di proporzionalità: le raccomandazioni si articolano su tre pilastri e si fanno più stringenti per le società più grandi, mentre per le medie restano in larga misura suggerimenti volontari. 

    Il primo pilastro del nuovo codice riguarda la struttura e il funzionamento dell'organo di amministrazione. Il Codice richiede che sia collegiale, attento alla diversità di età e di genere e aperto a consiglieri esterni, almeno due, con competenze e autorevolezza tali da incidere realmente sui processi decisionali. Nelle imprese più grandi, uno di questi deve essere indipendente secondo i criteri del Codice delle società quotate. Si tratta di un cambiamento culturale che consente alle imprese familiari di attrarre risorse umane qualificate e di aprirsi a una dialettica più strutturata con gli stakeholder.

    Un secondo elemento chiave è la gestione delle successioni. Il Codice raccomanda procedure efficaci per garantire continuità di governo e di gestione. L'obiettivo è favorire una progressiva separazione tra il ruolo strategico della famiglia e la gestione operativa, affidata a manager anche esterni alla famiglia dotati delle necessarie competenze. In questo quadro, si incoraggia a valutare anche il modello dualistico, che può collocare la famiglia nel consiglio di sorveglianza e i manager nel consiglio di gestione: un modello che, se adottato, faciliterebbe il ricambio generazionale e la managerializzazione delle imprese familiari italiane. Si incoraggiano strumenti come la partecipazione agli utili da parte dei dipendenti, segnali di una governance che vuole radicarsi nella comunità e rafforzare l'allineamento tra proprietà familiare e stakeholder.

    Il terzo asse è la trasparenza e la sostenibilità. La società si devono dotare di adeguati sistemi di controllo interno e di presidi informativi e procedurali sulle operazioni con parti correlate.  Il Codice richiede che l'organo di amministrazione adotti procedure per informare non solo sull'impatto finanziario, ma anche su quello ambientale e sociale. Per le società non soggette a obblighi di rendicontazione, viene indicato un quadro di riferimento volontario basato sugli standard europei. Anche la remunerazione degli amministratori e del top management deve contribuire al perseguimento del successo sostenibile.

    Ma le novità non riguardano solo i contenuti. Se l'adesione al codice rimane volontaria la sua applicazione nelle imprese che lo adotteranno si basa sul principio del comply or explain e sarà monitorata dal nuovo Comitato per la Corporate Governance delle imprese familiari non quotate, affiancato da una Segreteria Tecnica che supporterà le aziende nell'implementazione. In tal modo il nuovo codice diventa uno strumento vivo, aggiornato periodicamente, in dialogo costante con le imprese.

    Se riuscirà in questa ambizione, l'iniziativa potrà ridefinire il modo in cui il capitalismo familiare italiano affronta le sue sfide più delicate: successione, strategia e impatto sociale.

    I principi verranno posti in consultazione pubblica fino al 15 ottobre prossimo. Commenti scritti possono essere inviati al seguente indirizzo: comitatogovernance@aidaf.it.


    *La versione aggiornata del codice è disponibile al seguente link.

     

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